21 Agosto 2019 | Categoria: Separazione

Andare via di casa quando è legittimo?

Team Slidinglife

Quando due coniugi pongono fine al matrimonio la prima cosa che desiderano fare è non vedersi più. D’istinto uno vorrebbe andare via di casa o cacciare l’altro. Allontanarsi da ciò che procura dolore è una reazione normale. Ma quando un coniuge può veramente andare via di casa, senza conseguenze legali e senza essere accusato di abbandono del tetto coniugale? Andiamo con ordine e cerchiamo di chiarire qualche dubbio.

Cosa si intende per “abbandono della casa coniugale

L’abbandono del tetto coniugale si delinea quando un coniuge si allontana dalla casa familiare, con o senza bambini, con lo scopo di non tornarci più. In tal modo è violato uno degli obblighi che derivano dal matrimonio: la coabitazione. Andare via di casa di per sé non è un reato. Se, però, l’abbandono della famiglia, senza una giusta causa, comporta anche il “mancato rispetto degli obblighi di assistenza familiare” si verifica una responsabilità penale.

Il coniuge “abbandonato” può chiedere “l’addebito” della separazione al partner (ossia la separazione per colpa di chi va via), se dimostra che l’allontanamento ha causato la fine del matrimonio. L’addebito è escluso quando il coniuge che va via prova che lasciare la casa è una conseguenza del comportamento del partner e che in famiglia esisteva già una situazione intollerabile, da rendere impossibile la vita sotto lo stesso tetto.

Quando è legittimo andare via di casa 

Nessuno può costringere due coniugi a stare insieme, nella stessa casa, contro la propria volontà. La coppia può, di comune accordo, scegliere di vivere separata, ma se non vi è consenso reciproco, la legge prevede delle ipotesi in cui andare via di casa è legittimo:

  • quando la situazione è ormai insostenibile e la coppia non può in alcun caso proseguire la convivenza o quando i comportamenti di uno dei due coniugi mettono in pericolo la vita dell’altro o quella dei figli;  

  • quando è stata depositata la richiesta di separazione, di annullamento, di  scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio. Quando in maniera chiara e indiscutibile si dà prova della volontà di porre fine al matrimonio. L’unione tra i due viene meno e questo rende impossibile la prosecuzione della convivenza.

Dopo la prima udienza di separazione, il Presidente del Tribunale autorizza i coniugi a vivere separati e stabilisce anche a chi dei due assegnare la casa se ci sono figli minorenni o maggiorenni non ancora autosufficienti economicamente.

Il giudice di solito assegna la casa di famiglia al genitore “collocatario”, ossia quello con cui i figli vivono prevalentemente, e stabilisce un termine entro il quale l’altro dovrà lasciarla, a meno che i coniugi si accordino in modo diverso.

Se non ci sono figli, ma i coniugi sono entrambi proprietari, la casa può essere venduta e la quota suddivisa tra i due oppure uno acquista la parte dell’altro. 

Se state pensando di lasciare l’abitazione di famiglia perché siete stanchi e non volete più condividere gli stessi spazi con il vostro coniuge: trovate un accordo e ponetelo per iscritto se è una decisione presa in comune, o cercate un avvocato a cui chiedere un consiglio.

Se hai dubbi o domande, scrivi sul forum. In Slidinglife c'è sempre qualcuno pronto ad ascoltarti.

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