27 Novembre 2017 | Categoria: Alimenti all'altro coniuge

Assegno escluso per la quarantenne precaria perché l’ex paga quasi tutto il mutuo da solo

Team Slidinglife

Continua a oscillare il pendolo dell’assegno divorzile fra le interpretazioni contrastanti dei giudici di merito dopo il revirement della Cassazione, che con la sentenza 11504/17 ha mandato in soffitta il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio per verificare se il richiedente ha diritto al contributo a carico dell’ex coniuge. Ora è la volta della quarantenne precaria del pubblico impiego che non ottiene il trattamento economico anche se lavora da anni con contratti a tempo determinato. E ciò perché ha una professionalità specifica e dispone della casa ex familiare, di cui è comproprietaria al 50 per cento: è insomma «autosufficiente» in linea con il principio di autoresponsabilità economica degli ex coniugi e la natura assistenziale dell’assegno divorzile. È quanto emerge dalla sentenza 19803/17, pubblicata dalla prima sezione civile del tribunale di Roma (giudice Riccardo Rosetti).

Skill adeguati

Non ottiene i 300 euro al mese richiesti la signora che ha una casa, uno stipendio e - evidentemente - skilladeguati: lavora in un ente pubblico di ricerca e i contratti a termine sono stati sempre rinnovati negli anni senza lunghe interruzioni. Anzi: il suo reddito è aumentato dai tempi della separazione perché a quell’epoca si trovava nella pausa fra un incarico e un altro e percepiva solo l’assegno di disoccupazione. Lui, invece, è un funzionario di Bankitalia: guadagna bene, ma spende molto per la casa e per i figli; soltanto 1.900 euro al mese per i due mutui sulla casa ex coniugale che paga quasi tutte da solo in base a un accordo stipulato in sede di separazione consensuale. Senza dimenticare l’affitto dell’alloggio per sé, le rate dell’auto e soprattutto l’ampio contributo al mantenimento dei figli come genitore non collocatario. Insomma: per entrambi le condizioni di vita sono peggiorate con la fine del matrimonio, ma il coniuge debole deve ritenersi in grado di andare avanti con le sole proprie forze. Il tutto mentre lo stesso ufficio giudiziario capitolino ha applicato nelle scorse settimane criteri meno restrittivi dopo la stretta della sentenza 11504/17, considerando anche altri fattori, spesso anche l’età della richiedente (cfr. sentenza 16887/17 e 19844/17).



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