18 Febbraio 2019 | Categoria: Alimenti all'altro coniuge

Divorzio: l’assegno a chi spetta?

Team Slidinglife

I Tribunali, statisticamente, concedono nella maggior parte dei casi l’assegno alle mogli.
Può capitare, anche se meno spesso, che sia il marito il soggetto economicamente più debole. Se, infatti, è disoccupato sarà destinatario della somma di denaro stabilita dal giudice.
Se entrambi i coniugi hanno proprie disponibilità economiche e il matrimonio è durato poco, nessuno dei due beneficerà di tale “mantenimento”.

Cosa dice la legge

A favore del coniuge che non dispone di mezzi adeguati o non può procurarseli per ragioni oggettive”, deve essere versata una somma di denaro periodica da parte del partner, dice l’articolo 5 della legge sul divorzio.

Rispetto al passato, una sentenza della Corte di Cassazione del 2017 ha sottolineato che per calcolare l’assegno di divorzio bisogna esaminare sia la condizione economica dei due coniugi, sia la capacità di essere indipendenti e autosufficienti. Non anche il tenore di vita della coppia prima del divorzio.

Nel 2018 la Corte è intervenuta ancora, cambiando di nuovo punto di vista: è necessario far riferimento al tenore di vita matrimoniale, ossia tener conto del contributo che quel coniuge ha dato alla crescita della vita familiare e del proprio patrimonio.

Si pensi ad esempio ai casi in cui, di comune accordo, la coppia decida che lavorerà uno solo dei due e l’altro partner si occuperà in maniera esclusiva dei figli e della casa o quando uno dei due ha lasciato il proprio lavoro per permettere all’altro di dedicarsi alla carriera.

Un coniuge che lavora e uno che non lavora

Se un partner lavora ed è in grado di sostenersi economicamente da solo, non potrà chiedere alcun tipo di assegno, a meno che dimostri di non esser più idoneo per ragioni indipendenti alla propria volontà.

Se uno dei due consorti non lavora, in seguito ad un accordo con l’altro coniuge, il giudice terrà conto della sua età, della durata del matrimonio, delle sue condizioni di salute e se ha smesso di lavorare, in accordo con l’ex, per il benessere della famiglia o per la crescita professionale del consorte. Per mero esempio, generalmente una donna adulta malata ha più probabilità di ricevere un assegno rispetto ad una giovane che può ancora lavorare o cercare un’occupazione.

E chi ha lavorato e si è preso cura di figli e casa?

Il Tribunale di Vicenza, analizzando un caso simile, ha ritenuto che una moglie non avesse bisogno di percepire l’assegno di divorzio perché economicamente indipendente e poiché continuando a lavorare, anche con contratto part- time durante il matrimonio, non ha mai sacrificato la propria vita professionale per quella della famiglia.

Un coniuge che intende chiedere l’assegno dovrà dimostrare:
- di non possedere “adeguati mezzi” per sostenersi da solo
- di non poter lavorare per ragioni oggettive
- di aver rifiutato la propria formazione e crescita professionale
- di aver rinunciato a migliorare la propria posizione lavorativa al solo scopo di dedicarsi alla famiglia.

Queste decisioni valutano nel complesso l’intera vita matrimoniale e l’apporto di entrambi i coniugi alla realizzazione e alla crescita della famiglia.

Il fine è tutelare il partner che si trova in una condizione di inferiorità economica anche in una fase post divorzio.

 

 

 

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