05 Dicembre 2017 | Categoria: Alimenti all'altro coniuge

Nonostante la Cassazione, sì all’assegno all’ex moglie che ha le case ma non i soldi per mantenerle

Team Slidinglife

È sempre più contrasto fra magistrati sull’assegno divorzile dopo il revirement della Cassazione che ha indicato nell’autoresponsabilità dei coniugi il parametro per verificare il diritto al contributo (nell’ormai storica sentenza 11504/17). E ciò perché i principi astratti indicati dai giudici di legittimità devono essere calati nella realtà dei colleghi di merito, operazione a volte difficile e a rischio-disparità. Ecco allora che ha diritto al trattamento economico a carico dell’ex la donna che pure ha la disponibilità di due case ma non delle risorse necessarie a fronteggiarne gli oneri connessi: ha passato i sessant’anni e soltanto l’aiuto economico dell’ex marito può «garantirle un’esistenza libera dal bisogno». È quanto emerge dalla sentenza 19844/17, pubblicata il 20 ottobre dalla prima sezione civile del tribunale di Roma (giudice Cecilia Pratesi).

 

Dogma e crinale


È vero, non rappresenta più «un dogma» il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio che la Suprema corte ha in pratica mandato in soffitta dopo averlo utilizzato per ventisette anni come bussola per stabilire la debenza o meno dell’assegno. Ma non è la prima volta che i giudici capitolini interpretano in senso non restrittivo il revirement della Suprema corte. E così se spesso magistrati di altre città hanno ad esempio negato l’assegno alla giovane ex disoccupata, il tribunale di Roma lo ha invece riconosciuto alla moglie benestante che ha rinunciato alla carriera per agevolare la carriera del marito: un crinale importante è l’età del coniuge richiedente e si fa strada l’orientamento che valorizza la durata del matrimonio, ciò che non a caso costituisce uno dei presupposti della pdl Ferranti all’esame della commissione Giustizia della Camera, con l’obiettivo di intervenire per evitare disparità di trattamento in questo scorcio di legislatura (cfr. ad esempio Corte d’Appello di Salerno 29/2017; Tribunale di Avellino 1227/17, da una parte, e, dall’altra, Tribunale di Roma 16887/17).



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