27 Novembre 2017 | Categoria: Casa Coniugale

Resta a moglie e figli la casa familiare dopo la separazione di fatto dal marito comodatario

Team Slidinglife

Il vincolo di destinazione ad abitazione familiare resta anche in caso di separazione di fatto fra il coniuge comodatario e l’altro: se dunque il marito si trasferisce altrove per qualsiasi motivo, la moglie e i figli restano detentori qualificati dell’immobile. E ciò perché il diritto all’abitazione rientra fra quelli sociali inviolabili della persona e prevale sull’interesse delle parti originarie del comodato sui locali destinati a residenza della famiglia: diversamente si configurerebbe una discriminazione fra coniugi sposati ma separati di fatto e coppie separate. È quanto emerge dalla sentenza 26954/17, pubblicata il 15 novembre dalla terza sezione civile della Cassazione.

Inferenze probatorie

Accolto il ricorso della nuora dopo che la suocera ha chiesto la liberazione dei locali: il fatto è che il comodatario è stato colto da un ictus e la moglie non l’ha ripreso in casa perché si trova in uno stato semivegetativo (non può convivere con il figlio epilettico); la suocera invece vorrebbe curare il figlio a casa facendolo uscire dalla struttura sanitaria. Il punto è che l’usufrutto vantato dalla madre sull’immobile è solo formale: esiste una scrittura privata in cui il figlio, donatario della nuda proprietà, a suo tempo dichiara di occupare l’immobile come casa familiare. La suocera usufruttuaria, dal canto suo, non contesta la circostanza di essere a conoscenza che i locali siano destinati fin dall’inizio ad abitazione familiare: insomma, deve ritenersi riconosciuto un comodato a tempo indeterminato in favore di tutti i componenti della famiglia. D’altronde la dimostrazione che l’immobile sia concesso in comodato può essere fornita per inferenze probatorie, ad esempio rilevando che il comodatario è sposato o sta per convolare a nozze. La Corte d’appello, dunque, ha violato il principio di devoluzione in materia di gravame perché ha rimesso in discussione la consapevolezza della destinazione familiare mentre avrebbe dovuto occuparsi solo dei gravi motivi di salute. Parola al giudice del rinvio.



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