Il divorzio con la negoziazione assistita

Il divorzio con la negoziazione assistita

Tempo di lettura: 2 minuti Con la legge 55 del 2015 è stato introdotto anche in Italia il “divorzio breve”, un modo per ridurre i tempi che portano allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Nella maggior parte dei casi, infatti, due coniugi che pongono fine alla loro unione preferiscono mettere un punto a tutti gli aspetti […]

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Con la legge 55 del 2015 è stato introdotto anche in Italia il “divorzio breve”, un modo per ridurre i tempi che portano allo scioglimento o alla cessazione degli effetti civili del matrimonio. Nella maggior parte dei casi, infatti, due coniugi che pongono fine alla loro unione preferiscono mettere un punto a tutti gli aspetti della vita comune e i tre anni che la precedente legge offriva per tentare una riconciliazione o attendere un eventuale ripensamento da parte dei coniugi erano, forse, troppi per consentire poi alla coppia di rifarsi una vita. Ma in cosa consiste il divorzio breve con la negoziazione assistita e come è possibile ottenerlo?

Il divorzio breve con negoziazione assistita 

Il termine “divorzio breve” indica che è stato fissato un tempo minore rispetto a quello stabilito dalla precedente legge per poterlo richiedere, in base alla procedura di separazione scelta, ossia dopo sei mesi dalla consensuale e dopo un anno dalla giudiziale. 

Tra le procedure più veloci e più semplici che consente ai coniugi di evitare il Tribunale, soprattutto quando sono d’accordo, è la negoziazione assistita; ogni coniuge deve avere il proprio avvocato, uno invita l’altro a redigere un patto di negoziazione assistita, ossia un accordo che entrambi si impegnano a rispettare e a raggiungere entro un termine indicato dalla legge per giungere al divorzio in modo consensuale. Nei trenta giorni successivi, il coniuge che ha ricevuto l’invito alla negoziazione può rifiutare in maniera esplicita, o se non risponde entro i 30 giorni, il silenzio si considera rifiuto all’accordo, oppure può accettare l’invito. Se il partner non accetta l’invito, il coniuge può sempre rivolgersi al giudice per chiedere il divorzio.

Accordo o mancato accordo 

Se i coniugi giungono ad un accordo al termine della negoziazione assistita, gli avvocati redigono un verbale, in cui indicano di aver tentato la conciliazione tra i coniugi, l’accordo raggiunto dagli stessi e in cui deve emergere in modo chiaro la volontà di divorziare. Inoltre, se ci sono figli minori, maggiorenni non ancora autosufficienti economicamente o portatori di handicap, i coniugi devono anche indicare in maniera precisa e dettagliata come intendono gestire gli aspetti personali e patrimoniali tra loro e in relazione ai figli in modo che il Pubblico Ministero possa effettuare un controllo sull’accordo stipulato. 

L’accordo è sottoscritto dagli avvocati, che devono garantire il rispetto delle norme giuridiche e dell’ordine pubblico e poi dai coniugi. Se il Pubblico Ministero accerta che l’accordo non lede gli interessi dei figli lo autorizza, al contrario lo trasmette al presidente del Tribunale che convoca i due coniugi. Quando, invece, non ci sono figli il Pubblico Ministero valuta l’accordo e se non ci sono irregolarità emette il nullaosta, l’accordo quindi può essere trasmesso dagli avvocati entro dieci giorni direttamente agli uffici dello Stato Civile del Comune di competenza per trascriverlo negli appositi registri.

Documenti necessari

All’accordo è necessario allegare:

  • l’estratto integrale dell’atto di matrimonio, da richiedere all’ufficio dello Stato Civile del Comune dove è stato celebrato il matrimonio;
  • i certificati di residenza e lo stato di famiglia di ciascun coniuge;
  • la copia autentica del verbale di udienza e dell’omologa della separazione consensuale o la sentenza di separazione giudiziale con un’attestazione che sia passata in giudicato da richiedere alla Cancelleria del Tribunale, dove è stata definita la separazione;
  • la dichiarazione dei redditi di ciascun coniuge degli ultimi 3 anni;
  • la copia di un documento di identità e del codice fiscale di entrambi i coniugi.

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