Il linguaggio del corpo: il tuo primo passo nel mondo

Il linguaggio del corpo: il tuo primo passo nel mondo

Tempo di lettura: 3 minuti Instaurare una relazione, di qualunque tipo essa sia, è sempre un momento di affascinante mistero e di crescita. Conoscere l’altro non vuol dire solo prendere atto del suo nome, dietro un nome c’è una persona, una storia, un complesso di emozioni e sentimenti. Per instaurare un rapporto profondo è necessario porsi in una posizione di […]

Tempo di lettura: 3 minuti

Instaurare una relazione, di qualunque tipo essa sia, è sempre un momento di affascinante mistero e di crescita. Conoscere l’altro non vuol dire solo prendere atto del suo nome, dietro un nome c’è una persona, una storia, un complesso di emozioni e sentimenti. Per instaurare un rapporto profondo è necessario porsi in una posizione di ascolto attivo verso l’altro scevro da ogni giudizio o pregiudizio sul suo vissuto. Se ti interessa davvero conoscere l’altro dovrai provare a sintonizzare la tua persona alla sua su più livelli, entrare con delicatezza e rispetto nella sua vita e tra le sue emozioni. Prestare attenzione alle sue parole, ma anche al linguaggio del corpo, a come si muove, a come ti guarda, cosa fa mentre parla, cosa osserva, il contesto in cui si muove e cresce e soprattutto alla sua personalità. Spesso le nostre relazioni, le nostre giornate sono strettamente collegate al modo in cui ci poniamo al mondo. 

Slidinglife ti è accanto anche in tali situazioni, in questo articolo abbiamo chiesto all’esperto Filippo della Viti, coach e istruttore di nuoto di raccontarci come il linguaggio del corpo sia fondamentale nelle sue giornate, partendo proprio dagli incontri con i suoi ragazzi.  

“Ci sono cose che all’inizio non possono essere spiegate, ma solo intuite. 

La comunicazione comprende un ampio spettro di linguaggi che vale la pena prendere in considerazione se vogliamo migliorare le nostre relazioni, e di conseguenza la nostra vita.

Il linguaggio verbale, cioè quello fatto di parole e noiose regole di grammatica, è necessario sul piano tecnico-scientifico e professionale. Su questo nessuno discute.

Quando invece l’oggetto sono le nostre emozioni la musica cambia. L’ortografia, la sintassi e tutte le nozioni apprese durante i dettati delle elementari vengono messe in secondo piano: è il momento in cui ci si focalizza principalmente sul paraverbale. Ed è qui che un profano comincia a confondersi. 

Il linguaggio paraverbale è un sistema di comunicazione basato su tutto quello che NON è la parola. Il modo di gesticolare e la vicinanza che si tiene con l’interlocutore sono esempi perfetti di paraverbale, così come l’espressione del viso. D’altronde uno sguardo fatto come si deve, dicono gli esperti, vale più di mille parole.

Negli anni ho osservato ogni mio allievo – ne ho avuti, se la memoria non mi inganna più di 700 – e, dal momento in cui usciva dallo spogliatoio in ciabatte e accappatoio, notandone la postura, potevo facilmente capire come si sarebbe predisposto alla lezione. 

La paura e il panico dovuto all’idrofobia si trasmettevano chiaramente attraverso il body language, ed è compito del bravo istruttore far in modo che l’allievo ritrovi la serenità prima ancora di entrare in acqua. Attraverso il verbale posso comunicare con la sua parte razionale, che può essere raffigurata come la parte emersa dell’iceberg. Il paraverbale invece serve a comunicare al suo istinto, che è nove volte più potente. Con il verbale posso ottenere l’attenzione dell’allievo. Con il paraverbale mi guadagno la sua fiducia.
Se invece lo sommiamo all’impianto dialogico di un istruttore preparato, assertivo, e in qualche raro momento addirittura simpatico, allora saremo davanti a un perfetto esempio di sintesi comunicativa di un livello molto, molto, molto alto.

(I: istruttore A: allievo)

I: Settimana dura? 

A: Lasciamo perdere, fortuna che è quasi fin.. (si blocca). È così evidente?

I: (sorrido) Sono sicuro che tutte le persone qui dentro hanno capito che oggi sei più stanco del solito.

A: (scuote la testa) Il linguaggio del corpo mi tradisce. 

I: Succede a tutti purtroppo. (lo guardo negli occhi) Ma una volta che ce ne rendiamo conto questo diventa un grande vantaggio.  

A: (sbigottito) In che modo? 

I: Avrai sentito dire che il corpo è lo specchio delle nostre emozioni.. 

A: (annuisce) 

I: ..Ma è vero anche il contrario! 

A: (mi guarda senza capire) Spiega bene. 

I: È un concetto importante: il nostro corpo, la nostra postura e anche la nostra espressione facciale influenzano il nostro umore. Hanno fatto un esperimento mettendo a confronto due gruppi di studenti mentre descrivevano le loro aspirazioni verso il futuro. 

A: (interessato) E..? 

I: Al primo gruppo veniva chiesto di svolgere il questionario tenendo la schiena dritta, mentre al secondo gruppo non veniva chiesto di assumere nessuna posizione particolare.. così molti di loro, naturalmente, sono finiti a compilare il questionario piegati sul foglio. E sai cosa è successo? 

A: (sorride) Credo di averlo capito! 

I: Bravo, fammi un bel sorriso. I ragazzi con la schiena dritta hanno mostrato di avere aspirazioni significativamente più alte e una visione più positiva del futuro davanti a loro.

A: (raddrizza la schiena) Sì, effettivamente ha senso.. 

I: Non dimenticarlo mai: Il corpo influenza la mente tanto quanto la mente influenza il corpo.

A: Una specie di circolo vizioso.. 

I: ..O virtuoso! Dipende se ne sei consapevole: presta attenzione a come tieni le spalle, a come respiri, a come ti muovi. Quando cammini guardi verso il basso o davanti a te? Quando interagisci con le persone sorridi o resti inespressivo?

A: (ride) Me lo ricorderò Coach!  

I: Ora va già meglio! Ricordati che un sorriso potrebbe non cambiare la giornata agli altri.. ma la tua, (sorrido) la tua, la cambia di sicuro.”

Filippo della Viti , coach e istruttore di nuoto

filippodv@outlook.com