Violenza in famiglia: come cominciare a proteggersi

Violenza in famiglia: come cominciare a proteggersi

Tempo di lettura: 3 minuti “Nel 2018 i femminicidi sono stati 142, di cui 78 per mano di partner o ex partner”. Nel 2020 le donne uccise sono ad oggi 25. Un numero sempre troppo alto, ma il femminicidio è solo l’ultimo atto di violenza che una donna subisce, spesso, infatti, gli episodi di violenza sono diversi e ripetuti nel […]

Tempo di lettura: 3 minuti

“Nel 2018 i femminicidi sono stati 142, di cui 78 per mano di partner o ex partner”. Nel 2020 le donne uccise sono ad oggi 25. Un numero sempre troppo alto, ma il femminicidio è solo l’ultimo atto di violenza che una donna subisce, spesso, infatti, gli episodi di violenza sono diversi e ripetuti nel tempo e non soltanto di natura fisica. Ma come può una donna rendersi conto di subire violenza in famiglia; come può riconoscersi in questa condizione di vittima e cosa può fare per difendersi? E cosa può fare se l’aggressore vive sotto lo stesso tetto e come allontanarlo? 

L’avvocato Eloisa Zimbardi ci aiuta a comprendere quali sono alcune delle tutele che la legge offre a chi subisce una violenza domestica e come è possibile cominciare a proteggere se stesse e la propria vita. Cosa è un “ordine di protezione” e quando è possibile?

“Non sempre, per chi subisce violenza in famiglia, è semplice riconoscere il proprio ruolo di vittima: sensi di colpa, responsabilizzazione, paura e purtroppo anche vergogna, sono sentimenti che possono condurre alla negazione di un problema che non solo ha minato la serenità familiare, ma anche e soprattutto quella personale di chi la subisce. Quando poi si trova la forza di dire basta possono sopraggiungere altri sentimenti scoraggianti, spesso legati al non saper da dove iniziare e alla paura dei risvolti pratici della propria scelta.In questi casi, si sa, l’unica strada percorribile è quella della denuncia, se si è vittime di un reato e, in ogni caso, quella della separazione e del divorzio. Ma se la decisione di separarsi non è mai facile da comunicare o da accettare, interrompere una convivenza violenta è sicuramente il passo più difficile da percorrere prima di iniziare una nuova vita. 

Per fortuna la legge prevede una serie di tutele pensate proprio per questi casi. Un primo, semplice ed efficace strumento è quello dell’ordine di protezione, introdotto dalla legge 154/2001, grazie al quale è possibile rivolgersi, prima della separazione e anche senza l’assistenza di un avvocato, al Tribunale civile del luogo in cui si abita per ottenere un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare della persona violenta. 

In questi casi il giudice può, anche senza sentire le parti, emettere un decreto immediatamente efficace sulla base delle dichiarazioni attendibili della vittima, che solo successivamente saranno confrontate con quelle dell’altra parte. I comportamenti che giustificano un ordine di protezione non necessariamente sono atti di violenza fisica, ma anche quelli capaci di offendere la dignità della persona convivente, anche fuori dal matrimonio, o dei figli. E’ anzi sufficiente una situazione di rischio, concreto ed attuale di subire violenza, anche psicologica, e di soprusi. Lo scopo della norma è quello di offrire una soluzione immediata a tutte quelle situazioni che creano un pregiudizio alla sicurezza e libertà di chi le subisce. 
Attenzione quindi che non basta un semplice clima di tensione legato alla crisi familiare per ottenere il provvedimento, ma dovrà essere provata una situazione di pericolo.Il giudice potrà anche stabilire il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima o dai figli, l’intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare o di associazioni istituzionalmente preposte a sostegno delle vittime di violenze domestiche. 

La legge si è poi occupata anche di disciplinare gli aspetti economici, prevedendo la possibilità di imporre un mantenimento per la vittima, per evitare che la stessa possa sentirsi scoraggiata da eventuali difficoltà economiche che spesso rappresentano una fonte di ricatto. Queste decisioni ovviamente potranno indirizzare il giudice della separazione in punto di addebito e di affidamento dei minori.
Questa è soltanto una delle opzioni che la legge mette a disposizione e ha come scopo principale quello proprio di interrompere la convivenza teatro degli abusi. Può essere attivata insieme ad altri strumenti, rispetto ai quali presenta dei punti di forza. 

L’ordine di protezione è, ad esempio, molto veloce e può essere disposto anche quando le condotte non integrino reato. In questi casi, invece, denunciare è sicuramente la decisione migliore da prendere, ma le implicazioni affettive e psicologiche sono tante e non sempre la vittima è pronta a farlo. Per questo motivo, un ordine di protezione può essere un primo, anche se non ultimo, passo, valido anche se di minor impatto emotivo. 

Ovviamente in caso di aggressione nulla è più veloce di un intervento delle forze dell’ordine, ed il suggerimento più efficace resta quello di rivolgersi ai centri antiviolenza e ai professionisti del settore, sempre disponibili ad indicare la soluzione più adatta ad ogni singola situazione, perché una soluzione c’è sempre, anche nei casi più difficili.” 

Eloisa Zimbardi