28 Agosto 2019 | Categoria: Rinascita

Violenza domestica sulle donne: l’ho vissuta, ma sono rinata

Team Slidinglife

"Inizialmente stavo scrivendo la storia della mia relazione, ma le storie di donne vittime di violenza, alla fine, seguono tutte lo stesso copione: il principe azzurro si trasforma, giorno per giorno, in Barbablù. Inizia tutto in maniera quasi casuale: una frase cattiva, una risposta sgarbata. Poi arrivano le scuse, i pentimenti, e si va avanti… Perché non si butta all'aria una relazione per una sgarberia.

Peccato che quello è sempre l'inizio, una sorta di test in cui vengono valutate le reazioni, o le non reazioni. E pian piano queste piccole cattiverie diventano sempre più frequenti e più pesanti. Poi si aggiungono le svalutazioni, da donna perfetta ci si trasforma in una persona piena di difetti, che istiga a essere cattivi con lei.

E più si cerca di essere accondiscendenti per evitare litigi, più queste aggressioni aumentano e sono sempre scatenate da eventi incomprensibili. Non si possono fare domande, bisogna stare attente a quello che si dice e soprattutto non si deve dire no. Ho provato le botte, sono stata costretta ad avere rapporti sessuali contro la mia volontà, ho sperimentato cosa significhi restare per una settimana senza i soldi per fare la spesa, con due bambini piccoli. Ho conosciuto la paura, mi sono sentita colpevole per ciò che mi accadeva, sporca, indegna di lui. Mi definiva “parassita”, mi diceva che ero repellente. Non esistevo più come persona, ero l'ombra di me stessa ed ero sola.

Poi, quando ormai mi trascinavo in una vita orribile, che ai miei occhi sembrava la normalità di una relazione, mi ha picchiata. Ancora. Solo che quella è stata l'ultima volta. Ci scherzo sempre sopra e dico che, la botta alla testa che ho preso è stata talmente forte da farmi rinsavire. Da quel momento è iniziato un percorso atroce, ma indispensabile. Ho scoperto il mostro e l'ho visto per quello che era.

Mi sono rivolta ad un centro antiviolenza, ho denunciato, ho parlato con gli avvocati. Viste le difficoltà incontrate e la mancanza di collaborazione di alcuni organi, verrebbe da domandarsi se vale la pena di ribellarsi per affrontare tutto ciò. Ebbene sì, ne vale la pena.

Ho dovuto lasciare morire la me stessa di allora e ricostruirne un'altra.

Ho dovuto guardare dentro i "buchi neri della mia anima" per trovare le risposte ai tanti perché. Ho pianto, mi sono disperata e maledetta, ma giorno dopo giorno mi sono ricostruita. Forte. E sono rinata.

Lui continua a cercare ogni minimo pretesto per attaccarmi, provocarmi e rendermi la vita difficile. Per arrivare a me usa i nostri figli. Non ci si abitua mai alle bassezze a cui può spingersi una persona e non si smette di aver paura. Però si scopre di poter vivere nonostante tutto. Di riuscire a sorridere e di saper apprezzare la vita nonostante un passato pesante. Di riuscire a sognare ancora un futuro roseo e di avere la certezza che mai più nessuno potrà metterci spalle al muro perché una via d’uscita c’è sempre, anche quando non riusciamo a vederla. 

La mia vera vittoria? Non dare per scontato che gli uomini siano tutti uguali, non smettere di sorridere e soprattutto non restituire pan per focaccia. Avremo perso nel momento in cui diventiamo come loro. 

Le mie vicende giudiziarie vanno avanti, nel 2015 ho scoperto di avere un cancro. Adesso sono arrivata alla mia quarta recidiva, ma non mi sono mai sentita più viva. Dal  "cancro peggiore" sono guarita nel 2012 e di certo mi ha fatto più male di quelli curati con la chemio.

I miei figli nel frattempo crescono e nonostante le tante difficoltà vivono bene le loro vite. Noi andiamo sempre avanti e abbiamo imparato che è bello lasciarsi travolgere e stravolgere dalla vita."

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